Le mani in tasca
Per “salvare” Cipro l’Europa fa tremare i mercati internazionali
Un altro salvataggio come quello di Cipro, e l’Eurozona rischia di uscire a pezzi dalla crisi. Il giudizio di analisti e mercati sul soccorso finanziario offerto da Bruxelles alla piccola isola ricorda la riflessione amara di Pirro, re dell’Epiro, che si accorse di aver battuto i romani ma a un prezzo troppo alto per non compromettere il suo futuro. Certo, Cipro è piccola, pesa come lo 0,2 per cento del pil dell’area euro, ma la cura che le è stata prescritta è decisamente drastica: l’aiuto di 10 miliardi di euro stabilito dall’Unione europea con il concorso del Fondo monetario internazionale per coprire i buchi di bilancio delle banche cipriote sarà affiancato infatti da un prelievo straordinario di 5,8 miliardi sui correntisti degli istituti di credito locali.

Un altro salvataggio come quello di Cipro, e l’Eurozona rischia di uscire a pezzi dalla crisi. Il giudizio di analisti e mercati sul soccorso finanziario offerto da Bruxelles alla piccola isola ricorda la riflessione amara di Pirro, re dell’Epiro, che si accorse di aver battuto i romani ma a un prezzo troppo alto per non compromettere il suo futuro. Certo, Cipro è piccola, pesa come lo 0,2 per cento del pil dell’area euro, ma la cura che le è stata prescritta è decisamente drastica: l’aiuto di 10 miliardi di euro stabilito dall’Unione europea con il concorso del Fondo monetario internazionale per coprire i buchi di bilancio delle banche cipriote sarà affiancato infatti da un prelievo straordinario di 5,8 miliardi sui correntisti degli istituti di credito locali. L’aliquota sarà del 6,75 per cento per chi ha meno di 100 mila euro sul conto, del 9,9 per cento per chi supera quella soglia. Questa almeno è la proposta sottoscritta dal governo cipriota; oggi toccherà al Parlamento nazionale approvarla. Nel frattempo, per sicurezza, le banche resteranno chiuse fino a giovedì, per impedire una corsa agli sportelli. Tremano investitori internazionali e opinone pubblica: non c’è forse il rischio che il bailout alla cipriota (o meglio il “bail-in”) venga replicato in Spagna o in Italia, per esempio? Solo a ipotizzarlo, lo spread tra Btp e Bund è schizzato in mattinata a 340 punti, per poi chiudere a 323. Le principali Borse europee, trascinate dai titoli bancari, hanno chiuso in rosso (Milano a meno 0,85 per cento). “La strada scelta è atipica, ma era apparentemente obbligata”, dice al Foglio Marcello De Cecco, ordinario di Storia della finanza e della moneta alla Normale e alla Luiss. Non solo perché gli attivi bancari del piccolo paese sono enormi (all’incirca 8 volte il pil), ma anche perché “queste banche non hanno mai emesso molte obbligazioni, trovando liquidità a sufficienza nei depositi”. In breve: troppe le risorse da reperire in grande fretta, troppo pochi quelli su cui rivalersi, da qui l’idea di colpire i correntisti. “Anche quelli con meno di 100 mila euro che in teoria sono sotto garanzia comune europea. Questo fa impressione”, dice De Cecco.
De Cecco, storico dell’economia, offre poi una lettura politica di quanto sta accadendo. “Non è un caso che il ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schäuble, sia stato il più inflessibile nel proporre questo tipo di salvataggio”. Il giornale greco Ekathimerini sostiene che Germania e Fmi in principio avessero chiesto una tosatura dei conti correnti pari al 40 per cento; per il Financial Times sempre Berlino esigeva 7 miliardi di euro dai correntisti. “Il nazionalismo più deteriore di Angela Merkel ha vinto – dice De Cecco – Le elezioni di settembre s’avvicinano e Berlino, avendo dovuto cedere un po’ sul rigore rispetto a paesi più grandi, si è rivalso sulla piccola Cipro. Il problema è che sono ormai tre anni, se si contano le elezioni dei vari länder, che le decisioni comunitarie sono subordinate alle ragioni elettorali tedesche di breve periodo. Questo atto è l’ennesimo frutto della propaganda a uso interno, ma non sarà l’ultimo”. A questo capitolo è riconducibile anche la proposta choc del capo-economista della Commerzbank, seconda banca tedesca, che su Handelsblatt propone un’imposta straordinaria del 15 per cento sulle attività finanziarie italiane. Pesa poi, sempre secondo lo storico, “un’atavica avversione verso i russi, così presenti nel settore finanziario cipriota, mista a uno scetticismo per cui i tedeschi da tempo immemorabile hanno la sensazione di essere sempre lì lì per essere fregati o dover pagare per gli altri”. D’altra parte De Cecco non nega che lo stesso governo locale di Nicos Anastasiades abbia avuto un ruolo nello spalmare il prelievo forzoso anche sui depositi meno pingui: “I conti più ricchi sono dei russi e i ciprioti ci tengono moltissimo”. L’economista non esclude il possibile effetto contagio su altri paesi in crisi, con “scenari in stile default argentino che tornano d’attualità”. D’altronde sarà stato pure difficile percorrere altre strade, conclude De Cecco, “ma è vero che la prima opzione, quella di far intervenire il Fondo salva stati Esm, cioè uno strumento propriamente comunitario pensato per sostenere le banche, non è stata nemmeno presa in considerazione”. E se sulla moneta unica non scommettono più né Bruxelles né i correntisti dei paesi mediterranei, perché dovrebbe farlo un qualsiasi investitore internazionale?